Borderline

Domande più frequenti

1. La Psicoterapia funziona?: la risposta corretta a questa domanda è FREQUENTEMENTE!

Questo vuol dire che non è possibile dire che “tutti” i casi di disturbi psicologici si risolvono, ma mi sento sufficientemente tranquilla nell’affermare che la maggior parte si.

Chiaramente ci sono delle situazioni in cui il disturbo è molto grave, cronicizzato e magari svantaggiato dal contesto in cui la persona si trova..ecco forse in questi casi è difficile ottenere dei risultati completamente positivi, ma è comunque possibile ottenere dei risultati parzialmente buoni.

In generale un buon terapeuta deve saper valutare ogni singolo paziente e facendo appello alla propria etica professionale, dovrebbe saper comunque raccontare al paziente del suo disturbo, della sua eventuale gravità e del suo percorso, in modo tale che la persona sia consapevole e che quindi affronti il suo problema con un sano realismo e non con false aspettative.


2. Offre dei risultati certi?:
i risultati sono certi solo in base agli obiettivi che il terapeuta ed il paziente si pongono all’inizio della terapia.

Obiettivi che devono essere concreti e facilmente misurabili da entrambi. La paziente che chiede “il mio obiettivo è quello di migliorare così da trovarmi un fidanzato”, non potrà essere accontentata nella sua richiesta.... la psicoterapia potrà farla sentire meglio e a più agio con se stessa, ma questo non vuol dire per forza che la paziente troverà un fidanzato.
Il paziente che ha come obiettivo “non avere più ansia nella vita”, non potrà essere accontentato..nessuno può impedire alla vita di procurargli ansia…ma potrà gestirla e non esserne più vittima!

Come dire…”non puoi impedire ai volatili dell’ansia di volarti sulla testa, ma puoi impedire loro di farci il nido!”.

Pur essendoci obiettivi assolutamente raggiungibili, ce ne sono altri che possono essere quasi impossibili… è bene aiutare il paziente nell’individuare ciò che davvero può ottenere dalla psicoterapia.


3.
Ma quanto dura?: la durata di un percorso di psicoterapia è veramente difficile da definire a priori, in generale dopo i primi colloqui è possibile fare un’ ipotesi di durata rispetto agli elementi della storia del paziente che emergono.

In generale si può ipotizzare se è un intervento di pochi mesi o un intervento più lungo, ma in entrambi i casi non è possibile definire una durata certa.

Questa dipende molto da come il paziente riesce a lavorare in psicoterapia e da come si instaura la relazione con il terapeuta.


4. Tutte le psicoterapie sono adatte a tutti?:
in realtà NO.

Personalmente credo che non tutti i tipi di psicoterapia si adattino ad ogni persona, penso piuttosto che ognuno abbia i propri canali di comunicazione su cui far leva e credo che una delle principali ragioni di fallimento in psicoterapia sia proprio dovuta alle chiavi di comunicazione non comprese.

Un bravo terapeuta dovrebbe riuscire ad integrare più tecniche per essere fruibile a persone diverse.


5. Ci dovrò venire per tutta la vita?:
in realtà ci auguriamo di NO!

Credo che nessun terapeuta si senta “appagato” dall’idea di avere un paziente in cura per tutta la vita; questo vorrebbe dire che o il terapeuta non è riuscito a trovare la chiave d’aiuto per questa persona, e questo è decisamente sconfortante per chi opera, o che questa persona ha un disturbo talmente grave e cronico da richiedere un supporto continuo  e questo è altrettanto difficile da sostenere.

E’ pur vero che esistono delle situazioni in cui il paziente ha realmente la necessità di stare in terapia per un lunghissimo tempo, ma vanno comunque condivise con lui e valutate con cautela.


6. E se poi divento dipendente dal terapeuta?:
questa è una domanda che mi viene fatta frequentissimamente dai pazienti durante le prime sedute, ed ad ognuno io rispondo “che se sei una personalità che tende alla dipendenza questa tendenza potrà impattare anche nel rapporto con il terapeuta, ma se non lo sei difficilmente questa correlazione sarà automatica”.


7. Se poi ho una ricaduta devo ricominciare da capo?:
in realtà NO!

Tutti i successi e le prese di coscienza che avvengono in terapia normalmente rimangono stabili, quello che può accadere è che il paziente nonostante il percorso fatto, in un particolare momento della vita si possa ritrovare a mettere in atto comportamenti o ad avere stati d’animo simili a prima della terapia. Questa situazione può essere considerata una ricaduta ma come tale prevederà una maggior velocità di risalita rispetto a prima della terapia.

Le ricadute possono sempre esserci, anche se in psicoterapia cognitiva si fa sempre un lavoro di “prevenzione alle ricadute” nella fase finale della terapia, che aiuta moltissimo il paziente nel riuscire a riconoscere i sintomi iniziali di una possibile ricaduta e quindi nel mettere subito in atto le strategie apprese.

Le caratteristiche essenziali del Disturbo Borderline di Personalità sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'autostima e dell'umore, e una marcata impulsività, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti.

Le persone con Disturbo Borderline di Personalità compiono sforzi disperati per evitare abbandoni reali o immaginati.

Queste persone sono molto sensibili alle circostanze ambientali.

Provano intensi timori di abbandono e rabbia inappropriata anche quando si trovano ad affrontare separazioni reali limitate nel tempo o quando intervengono cambiamenti di progetti. Questi timori di abbandono sono correlati ad un'intolleranza a stare soli, e ad una necessità di avere persone con loro.

Hanno una modalità di relazione instabile e intensa. Possono idealizzare protettori o amanti potenziali al primo o secondo incontro, chiedere di trascorrere molto tempo insieme, e condividere i dettagli più intimi all'inizio di una relazione.

Comunque possono passare rapidamente dall'idealizzare allo svalutare le altre persone, sentire che l'altra persona non si occupa abbastanza di loro, non dà abbastanza, non è abbastanza "presente".

Queste persone sono inclini a cambiamenti improvvisi e drammatici della loro visione degli altri, che possono essere visti alternativamente come supporti benefici o come crudelmente punitivi.

Gli individui con questo disturbo manifestano impulsività in almeno due aree potenzialmente dannose per sé. Possono giocare d'azzardo, spendere soldi in modo irresponsabile, fare abbuffate, abusare di sostanze, coinvolgersi in rapporti sessuali non sicuri, o guidare spericolatamente.

Manifestano ricorrenti comportamenti, gesti o minacce suicidari, o comportamento automutilante. La tendenza ricorrente al suicidio è spesso la ragione per cui questi individui chiedono aiuto.

Possono manifestare instabilità affettiva dovuta ad una marcata instabilità dell'umore (per es., intensa disforia, irritabilità o ansia episodica, che di solito durano poche ore e solo raramente più di pochi giorni).

L'umore disforico di base di chi è affetto da Disturbo Borderline di Personalità è spesso spezzato da periodi di rabbia, panico o disperazione, ed è raramente sollevato da periodi di benessere o soddisfazione, possono essere afflitti da sentimenti cronici di vuoto.

Frequentemente esprimono rabbia inappropriata ed intensa, o hanno difficoltà a controllare la propria rabbia.

Possono manifestare estremo sarcasmo, amarezza costante o esplosioni verbali. Tali espressioni di rabbia sono spesso seguite da vergogna e colpa, e contribuiscono alla sensazione di essere catti
vi.

[Tratto da American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano]

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